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Quotidiani

Corriere della Sera, 28 giugno 1980

Testata Corriere della Sera
Origine Milano - Italia
Data di pubblicazione 28 giugno 1980
Precipita il DC-9 "Itavia"
Una grave sciagura aerea è avvenuta ieri sera nelle acque del Tirreno a nord della Sicilia. Un DC-9 dell'Itavia, della serie 10, in servizio sulla linea Bologna-Palermo, si è inabissato nel mare presso l'isola di Ustica, con 77 passeggeri a bor­do più quattro membri dell'equipaggio. I con­tatti radio dell'aereo con le torri di controllo si erano interrotti poco prima delle 21. Due ore dopo, ancora silenzio as­soluto. Il DC-9 era partito da Bologna alle 20.08 e do­veva arrivare all'aero­porto di Punta Raisi dopo le 21.

 

Gli ultimi contatti radio si erano avuti con la torre di controllo di Palermo - Punta Raisi - alle 20.56, quando l'aereo si trovava alcune miglia a nord dell'isola di Ustica. Il pilota non aveva segnalato anomalie né alcunché di irregolare e aveva annunciato l'arrivo all'aeroporto per le 21.13.  Fra i passeggeri - stando alle prime notizie - vi sono undici bambini e due «infanti» (bimbi molto piccoli che non hanno diritto al posto).

 

Subito dopo il mancato arrivo del DC-9 all'aeroporto di Punta Raisi sono scattate le misure d'emergenza. Il punto di mare in cui sarebbe precipitato l'aereo ha un fondale di tre mila metri. Anche da Napoli sono partiti mezzi di soccorsi diretti al luogo della sciagura.

 

Il volo Bologna-Paler­mo era programmato al­le ore 18.15, ma a causa di ritardi accumulati dall'aereo prima di arri­vare all'aeroporto «Gu­glielmo Marconi», il de­collo ha potuto avvenire solo alle 20.08. L'aereo, che oltre al comandante ha imbarcato tre perso­ne d'equipaggio, ha così in pratica lasciato lo sca­lo bolognese effettiva­mente con soli 15 minuti di ritardo. Le operazioni di im­barco sono state regolari e il velivolo proprio per merito del ritardo ha in pratica potuto evitare i temporali che sul Bolo­gnese si sono abbattuti nel tardo pomeriggio.

 

Il decollo è dunque avvenuto regolarmente ed altrettanto regolar­mente il velivolo, una volta presa quota, si è indirizzato sulla propria rotta. «Abbiamo seguito il "ITIGI 0870" dell'Itavia Bologna-Palermo - hanno detto alla torre di controllo - fino al limi­te della nostra zona ra­dar di competenza».

 

L'aereo è esploso in volo o si è disintegrato nell'impatto con l'acqua? E se è esploso, la causa va ricercata nella presenza di un ordigno a bordo oppure in un cedimento delle strutture portanti? Adal­berto Pellegrino, comandante di DC-10, presidente dell'Anpac, l'associazione dei piloti civili, dice: «Ogni ipotesi è an­cora azzardata. Ma qualcosa ha fatto scomparire improvvi­samente la traccia luminosa dal radar. E' molto strano, le cause potrebbero essere impre­vedibili».

 

Alle 20,56 di venerdì, il bi­reattore Itavia è un beep inter­mittente ai margini dello schermo del centro radio di Roma-Controllo, un puntino luminoso che corrisponde a un aereo con 81 persone. Roma-Controllo è una moderna sala in una palazzina dell'aeroporto di Ciampino. Tutti i velivoli che sono nel cielo tra l'Emilia Romagna e la Sicilia fanno ca­po a questi tecnici del traffico che smistano le rotte, assegna­no le quote e danno indicazio­ni fino a circa 15 chilometri dalle torri dei rispettivi aero­porti di partenza o arrivo.

 

Alle 20,56 di venerdì, il co­mandante del DC-9 comunica la sua posizione: si trova esat­tamente nel punto «Condor», 94 miglia a nord di Palermo e 80 miglia a sud di Ponza, al centro dell'aerovia «Ambra 13», un corridoio che porta di­ritto, in leggera discesa, fino a Palermo. La quota è di 7.500 metri, la velocità di crociera sfiora i 900 chilometri, la visi­bilità è circa diecimila metri, il tempo buono a parte un noioso vento da ovest, che sof­fia con 200 chilometri orari di intensità. Dopo il contatto radio, il beep scompare e il puntino lu­minoso viene inghiottito nel buio dello schermo radar. Que­sto avviene pochi attimi prima a Roma-Controllo, che non co­pre più con il radar quella zo­na, ma anche al centro DAT, Difesa Aerea Territoriale, il servizio militare di copertura radar che spazia invece su tut­ta l'Italia. Dice il comandante Pellegrino: «Le avarie, lo scop­piò di un motore, il fuoco a bordo, sono tutte emergenze previste, rispetto alle quali ogni pilota è addestrato e sa come comportarsi. Contempo­raneamente al tentativo di ri­mediare all'avaria, il pilota de­ve comunicare subito via radio la situazione, fornendo detta­gli e chiedendo eventuali mi­sure di soccorso».

 

Invece il comandante del DC-9 non risponde più. Ed è strano. Perché a 7.500 metri, anche spegnendo ipotetica­mente i motori come in una automobile, la velocità rag­giunta garantisce almeno sette minuti di volo, prima dell'im­patto. In sette minuti, con una situazione disperata a bordo, si ha il tempo di premere il pulsante del microfono per lanciare un SOS. Ma tutto que­sto non accade. Roma-Controllo, Punta Raisi e un secondo velivolo che segue il DC-9 a cento miglia di distanza tenta­no di ristabilire il contatto. Nulla.

 

Vediamo che cosa può essere accaduto:

 

1) Il DC-9 è esploso. Le ipote­si sono due. Una bomba siste­mata all'interno di un baga­glio, si innesca involontaria­mente o è stata regolata con un congegno a tempo perché scoppi proprio durante il volo. In questo caso l'aereo si spacca in mille pezzi e non c'è proprio tempo per dare l'allarme. Im­possibile comunicare via radio anche se l'esplosione è causata dal cedimento di una struttura portante. I «Comet» distrutti da quel fenomeno che si chia­ma «affaticamento del metal­lo», subivano effetti simili all'esplosione di un ordigno. La rottura di un timone di coda, di un'ala o della stessa fusolie­ra provocano la caduta imme­diata dell'aereo, come un gran­de ferro da stiro che viene giù da sette chilometri d'altezza e in soli 40 secondi si schianta senza possibilità alcuna di es­sere governato. Ma in 40 secon­di il pilota avrebbe almeno gri­dato qualcosa per radio.

 

2) Il DC-9 è entrato in colli­sione. Questa ipotesi è una del­le più remote. Ma il radar civi­le non poteva registrare la pre­senza di un altro velivolo su una rotta di collisione perché in quel punto non c'era coper­tura. Per spazzare via ogni dubbio, sarebbe necessario avere una conferma anche dal centro Difesa Aerea Territoria­le, il cui radar copre zone di cielo dove la strumentazione di Roma-Controllo non arriva. Non sarebbe comunque la pri­ma volta che aerei militari, al di fuori della Nato, solcano il cielo a nord di Palermo. Stessa cosa per eventuali ordigni bel­lici, lanciati da sottomarini stranieri in esercitazione nelle acque del Mediterraneo. Molto improbabile invece l'ipotesi del meteorite; si tratterebbe di un caso su milioni.

 

3) Il DC-9 è precipitato a causa del vento. Questa ipote­si ha pochi elementi di suppor­to e il primo dato a sfavore sarebbe rappresentato proprio dalla scomparsa improvvisa della traccia sul radar. Comun­que, il vento che soffiava nella zona in cui volava l'aereo, po­teva generare turbolenze e pro­vocare il fenomeno di windshire, cioè raffiche intense segui­te da assenza totale di vento. In questo caso i piloti avrebbe­ro potuto perdere il controllo.



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