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Italiani Illustri
8 Marzo 1911: Antonio Fogazzaro
La morte di Antonio Fogazzaro
A centinaia giungono i telegrammi di condoglianze alla famiglia del sen. Fogazzaro da ogni parte d'Italia. L'annunzio della morte ha messo in lutto, prima che l'Italia intera, Vicenza, la città che Antonio Fogazzaro aveva scelto come ambiente del suo "Piccolo mondo moderno". Il Sindaco ha pubblicato un commosso manifesto, le scuole sono chiuse, gli uffici hanno esposto le bandiere a mezz'asta, i trattenimenti e le conferenze che erano indetti per questa sera sono stati sospesi. Ai funerali che verranno celebrati posdomani, molti bambini degli asili e delle scuole porteranno il loro inconsapevole tributo di amore all'uomo del quale sentiranno più tardi ripetere il nome con venerazione.
LA SUPREMA CRISI - Antonio Fogazzaro è morto questa mattina alle 5.20. aveva opposta la sua resistenza al male per tutto un giorno, per tutta una notte, con una tenacia che non pareva credibile nelle sue condizioni di debolezza e poi si era piegato: vinto e abbattuto dalla lotta ineguale. La vita gli fluiva in un ultimo soffio lieve, quasi impercettibile. Il corpo ebbe un brivido, poi si allungò, si distese e la testa si sprofondò anche più fra il candore del guanciale, come per un bisogno di tregua, per necessità di un riposo dopo il lungo strazio. Nella stanza piccola e nuda proruppe allora un pianto lacerante di donne, come una cascata di singhiozzi troppo a lungo tenuti. Era la figliuola Gina, maritata al marchese Roi, che non aveva più saputo frenarsi. Gli altri pochi si voltarono come per pregarla di tacere, quasicchè il suo piante avesse potuto ancora turbare la raccolta armonia che si era composta intorno a quel letto di morte. Vicino a lei altre due persone piangevano in silenzio. La moglie dello scrittore e l'altra figliuola. E in quel dolore muto, e in quel pianto incontenibile, c'era un tal senso di pena straziante che tutta la piccola stanza ne fu come avvolta. La certezza che si andava verso gli ultimi momenti si era avuta dopo le 4. Il dottor Vicentini aveva vegliato tutta la notte con l'assistenza di una monaca e di un infermiere. Nella stanza vicina, accasciati nella veglia dolorosa, stavano in silenzio le due figliuola, il marchese Roi, il nipote conte Franco, la signorina Noemi Lucchini. Lì fuori, aggirantisi nervosamente per il corridoio, tre giovani discepoli dello scrittore, Gino Malvezzi, Filippo Sacchi e Zanotti-Bianco di Torino. Dalle finestre filtrava in un lividore di luce il primo annuncio dell'alba dopo la notte insonne.
I CONFORTI RELIGIOSI - Poco dopo le 4 era entrato nella stanza del morente il padre cappuccino Bernardo Pellegrini, cappellano dell'ospedale. Fogazzaro, malgrado la lunga agonia silenziosa, aveva la mente lucidissima e lo spirito sereno, di una serenità dolce e commovente. Al cappuccino che gli si accostò per chiedergli se avesse niente da domandargli, egli disse lentamente: "Desidero che mi sia portato il viatico". Il frate si chinò in silenzio e uscì per prepararsi alla pietosa funzione. Passando, avvertì le donne. La signorina Maria si alzò attonita, come se in quella decisione avesse sentito per la prima volta l'annunzio preciso della morte. Proprio in quel momento il padre la faceva chiamare. Ella accorse, si chinò sul letto perché il morente le aveva fatto segno di volerle parlare. Egli disse con fermezza: "Sii forte, Maria, perché il viatico l'ho domandato io!". Egli aveva sentito nel suo affetto di padre che quell'annunzio doveva aver certamente spaventata la figliuola e si affrettava - lui presso alla morte, con l'anima già aperta verso l'infinito - a consolarla, a dirle che si trattava di un suo desiderio, di una necessità estrema. E furono quelle le sue ultime parole. Subito si fecero i preparativi per la funzione pietosa. Il conte Franco e i tre discepoli portarono nella stanza un tavolino, un piccolo tabernacolo e due candelabri. Poi bisognava avvertire la moglie, la signora Rita, che iersera alle 10 si era ritirata in casa del marchese Roi. Il conte Franco uscì e trovò la signora nel cortiletto, che già arrivava. "Zia" disse "sii calma e serena perché anche lui è sereno e calmo". La donna si fermò un momento, poi si affrettò col nipote verso la camera del morente. In quell'istante dalla chiesetta dell'ospedale usciva un piccolo corteo illuminato dai ceri nella penombra del portico. Era il frate cappuccino in paramenti sacri e con l'ombrellino di rito che portava il Viatico. Lo seguivano quattro suore, che sussurravano delle preghiere. Ma all'improvviso un signore uscì da un corridoio e incitò il frate ad accorrere per non arrivare troppo tardi. Il morente era stato assalito da tremiti: era l'ultimo attacco. Il frate accelerò il passo, salì in fretta. Non c'era più tempo per somministrare il Viatico: bisognava affrettarsi per ‘estrema unzione. Subito in silenzio, dalla porta sgusciarono nella stanza come ombre le donne e si posero in ginocchio sul pavimento. Il cappuccino avvertì il morente dei conforti religiosi che gli andava apprestando e il morente accennò con un lento socchiuder di occhi che aveva capito. La cerimonia fu compiuta lestamente. Il cappuccino nel toccare le estremità del viso e gli occhi del morente con un batuffolo imbevuto di olio santo, recitava le preci e chinandosi sul viso di Fogazzaro sentì che egli rispondeva con l'ultimo fiato che ancora gli restava, debolissimo, ma ancora distinto.
LA MORTE - Erano gli ultimi segni di vita. Ad un tratto, l'infermiere dice di aver visto il malato tentare con un braccio di toccare la parete come per premere il campanello. Sentiva forse un bisogno ancora, e istintivamente la mano cercava di correre a quel richiamo consueto. Poi il cappuccino intonò le preci dei morti: dalle donne inginocchiate giungeva un sommesso rispondere di preghiere. Poi, la morte. Il dottor Perozzi entrò proprio nel momento fatale e gli chiuse gli occhi che erano rimasti aperti, come incapaci anche dell'ultima fatica. Si fece allora, dopo lo scoppio dei singhiozzi, un silenzio di pena, un silenzio pauroso. Fogazzaro era morto e la coscienza dell'irreparabile empiva di sgomento. Le signore furono subito accompagnate fuori, la moglie con la figlia Gina in casa del marchese Roi, la signorina Maria alla villa San Sebastiano. La salma fu subito dopo vestita con un abito nero da un infermiere e dal fido cameriere del Fogazzaro, Giovanni. Intanto, mentre si prepara la cappella ardente, in una sala del reparto pediatrico, ai lati della salma, vengono collocati due ceri. La notizia fu subito comunicata alla Prefettura, al Sindaco, al Vicario capitolare; in questo momento venne telegrafata al Re, alla Regina Madre, al Presidente del Consiglio Luzzatti, al ministro Spingardi, alla presidenza del Senato. Un fotografo aveva chiesto di poter ritrarre la salma al letto di morte: la famiglia non ha voluto. Invece in questo momento Piero Giacosa sta disegnandone le sembianze in uno schizzo. I funerali verranno tenuti giovedì alle 16. All'ospedale è cominciato subito stamane l'affollarsi di gente nell'atrio; gentile e pietoso omaggio di amore al poeta morto.
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