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Italiani Illustri
21 Luglio 1937: Guglielmo Marconi
La morte di Guglielmo Marconi
Il lutto che colpisce la Nazione è grande, immenso, profondo; esso sarà risentito fino nelle regioni più lontane, dovunque palpiti un cuore italiano. Ma il lutto per la scomparsa del grande Scienziato, del grande Inventore, si estende all'umanità intera. La perdita è universale, come era la gloria dell'Uomo. È un faro del genio umano che si spegne, dopo avere rischiarato per un quarantennio la Terra intera con la sua incomparabile opera di studioso e di creatore. Guglielmo Marconi era uno dei quattro o cinque personaggi il cui nome è noto a tutti, dai fanciulli delle scuole alle congreghe dei dotti. Era un campione meraviglioso di organizzazione cerebrale, uno di quei geni che sorgono, sì e no, una volta per secolo nel seno di certi popoli privilegiati. In Italia continuava la serie dei fisici illustri, ai quali sii devono i più grandi ritrovati del progresso umano: da Archimede a Leonardo, a Galileo, a Galvani, a Volta. Genio di scienziato e di pratico, di ricercatore e di realizzatore, Guglielmo Marconi è stato davvero uno dei più grandi benefattori dell'umanità. Si pensi alle infinite e tutte preziose applicazioni della sua principale invenzione: che cosa sarebbe la navigazione marittima e aerea moderna priva della telegrafia senza fili? Quanti disastri essa ha evitato, di quanti ha alleviato le conseguenze? E quale enorme sbalzo hanno fatto, per merito di Marconi, le comunicazioni fra i popoli? Quale nuovo slancio hanno preso le ricerche e i perfezionamenti nel campo dell'elettricità? Quanti dubbi ha dissipati, quante incredulità ha distrutte, quante nuove audacie ha suggerite? Rispondere a queste domande in modo preciso è impossibile. Come è impossibile misurare oggi la vastità della rivoluzione scientifica e pratica che si impernia intorno alla più importante invenzione marconiana, che non è davvero la sola, ma che basta a renderlo immortale. Ma fin da ora possiamo proclamare che Guglielmo Marconi con la sua opera ha contribuito più d'ogni altra cosa a determinare un netto distacco fra il secolo decimonono e il secolo ventesimo. Si potrebbe ripetere per lui il manzoniano ei si nomò... Alla fine dell'Ottocento le infinite risorse dell'elettricità erano soltanto accennate e sospettate; se ne aveva appena una visione limitata e parziale. L'Ottocento era e restava soprattutto il secolo del vapore, invenzione possente, ma legata alla terra e schiava del carbon fossile. Il Novecento è, lo vediamo sempre più, il secolo dell'elettricità; tutta l'impostazione della civiltà moderna è proiettata nel campo dell'elettricità; per essa l'uomo muove i convogli, si esprime col telegrafo, vibra con la radio. Il privilegio del carbon fossile è crollato; nuove possibilità si aprono. La pace e la guerra sono state rivoluzionate dall'enorme importanza assunta da questa prodigiosa energia che si piega a tutte le più sottili esigenze della civiltà. Forza eminentemente duttile, raffinata, modernissima, l'elettricità è divinata, captata, utilizzata quasi totalmente da geni italiani: Galvani, Volta, Pacinotti, Righi; sinchè Guglielmo Marconi ne ha quasi spiritualizzato le manifestazioni e i compiti, trasportandoli nel campo etereo impalpabile, dove tutto è mistero tranne la manifestazione concreta del genio. Non minore di questa grande figura di Uomo e di Scienziato è stata la figura del Cittadino. Guglielmo Marconi sentì potentemente l'amore della sua Patria; fu sempre lieto e pronto a servirla, in gloria e umiltà, in pace e i guerra; in Italia e all'Estero; con l'autorità altissima del suo nome e con la pura passione del suo cuore. Buon italiano, fu anche convinto e prezioso cooperatore del Regime fin dall'inizio; questo rivoluzionario della scienza comprese, amò e servì con entusiasmo la Rivoluzione di Mussolini. Sulla sua tomba si inchinano pertanto i gagliardetti dell'Italia fascista insieme al tricolore; e, da tutti i Paesi civili, le bandiere abbrunate dei popoli da lui beneficati, in un rimpianto ch'è la più grande e sincera delle esaltazioni.
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