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Corriere della Sera
IL CONFERIMENTO DEI PIENI POTERI AL GOVERNO PER LA GUERRA
Si sono svolte a Montecitorio due memorabili sedute del Parlamento. Dopo le dichiarazioni di Salandra tutti i deputati hanno cantato l’inno di Mameli. La Camera ha approvato il provvedimento che conferisce al Governo i pieni poteri per la guerra; secondo questa legge il Governo del Re ha facoltà in caso di guerra e durante la guerra medesima di emanare disposizioni aventi valore di legge per quanto sia richiesto dalla difesa dello Stato, dalla tutela dell’ordine pubblico e da urgenti e straordinari bisogni dell’economia nazionale. Ha inoltre facoltà di ordinare le spese necessarie e di provvedere con mezzi straordinari ai bisogni del Tesoro. Tutto il Senato inneggia alla più grande Italia. La presentazione del «Libro Verde». Anche Gabriele d'Annunzio è presente in Aula per assistere a questa storica seduta.
Roma, 21 Maggio 1915 - Edizione del mattino
La Camera e il Senato hanno tenuto oggi sedute che rimarranno nella storia d'Italia accanto a quelle dei periodi più luminosi del nostro Risorgimento. Nè poteva essere altrimenti, perchè in verità si è sentito in questi ultimi tempi che il Risorgimento d'Italia continuava, che il periodo delle guerre d'indipendenza non era chiuso e l'ultima guerra s'imponeva per la suprema consacrazione della nostra unità nazionale. Dopo Venezia, Trieste: mezzo secolo è passato fra l'una e l'altra guerra, ma le due guerre hanno la stessa origine, la stessa necessità, e questa dev'essere il compimento e - con tutte le nostre forze auguriamo e vogliamo - la rivincita, in gloria, di quella.
Dov'erano ieri finiti gli aspri dissensi e le nefaste contraddizioni? Il Parlamento non ha avuto che da ascoltare la voce della Patria, che, come ha eloquentemente affermato l'on. Boselli, era stata consiglio al Governo, per ritrovare la sua orientazione completa. E non ha avuto che da conoscere gl'impegni assunti dal Governo e, attraverso i documenti del Libro Verde, le ragioni imperiose che a quegl'impegni lo hanno condotto, per avere una sola volontà, per essere una sola fiamma. L'immensa maggioranza plaudente, la quale ha consentito i pieni poteri, ha costretto entro i suoi modesti confini il gruppetto della irriducibile opposizione e questi confini sono stati anche maggiormente ridotti dall'infelice discorso dell'on. Turati, un discorso a cui mancherà anche l'eco del socialismo europeo, tutto ridiviso e riassorbito nei blocchi nazionali.
E, alla lettura dei resoconti delle due sedute, l'Italia è tutta commossa di ritrovare la sua schietta rappresentanza parlamentare. Il contatto si è risentito, pieno e caldo, vibrante ed entusiastico, fra il popolo e il Parlamento, e la concordia è divenuta la realtà augurale d'oggi, che sarà domani la forza quotidiana intera, indomabile della Patria. Nè questa commozione, nè questo entusiasmo sarebbero possibili se non avesse trionfato, la persuasione che, veramente la nuova guerra d'Italia prorompe dalla sua stessa ragione di vita e ne costituisce l'estrema, logica, improrogabile difesa.
Oggi i documenti del Libro Verde non consentono più alcun dubbio sul buon diritto e sulla lealtà che ispirarono la condotta del Governo italiano. Non si ritrova in quei documenti, senza sentir rifremere più veemente la speranza di liberazione, il ricordo della inimicizia austriaca verso di noi giunta sino a proibirci di condurre la guerra contro il turco secondo il diritto di un libero Paese. Vietata l'azione della nostra marina nell'Adriatico, vietata l'azione della nostra marina negli stessi Dardanelli: il nostro piano di campagna emendato brutalmente dalla imposizione della alleata, perchè neanche l'eco più fievole del rinascente coraggio italiano penetrasse nei Balcani sacri in realtà alla covata dell'aquila bicipite, in apparenza al patto di un equilibrio rigorosissimo.
Ma questo patto di rigorosissimo equilibrio che cosa valse, per la lealtà dei nostri alleati, il giorno in cui decisero di sacrificare la Serbia e di procedere alla esecuzione, senza pur avvertine la terza alleata, del proposito che doveva sovvertire la pace d'Europa e ferire i nostri maggiori interessi? Incominciava subdolamente la applicazione della teoria sulle convenzioni considerate come semplici pezzi di carta. E tuttavia il «Libro Verde» è testimonianza chiarissima e inoppugnabile della prudenza e della moderazione con cui il Governo italiano pose il problema dei suoi diritti e delle sue rivendicazioni, ed è sopra tutto testimonianza della assoluta mala volontà e della sprezzante sicurezza con cui il Governo austriaco ha rifiutato di prendere sul serio le legittime pretese di una nazione che non avrebbe avuto il coraggio di battersi.
Tutta la condotta diplomatica dell'Austria, pur con l'assillo dei consigli germanici, è una dimostrazione umiliante della fiducia ch'essa aveva nella nostra viltà, nella nostra pavida remissività, nella nostra incapacità di affidare alla fine la sanzione del nostro diritto alle armi. Per più di due mesi il Governo austriaco rifiutò persino di accettare come base di discussione i diritti della italianità; sino a tutto l'aprile, urgendo sempre più i consiglieri germanici, le profferte furono - ripetiamo la parola più trista ma più esatta - irrisorie: elusero le imprescindibili ragioni etniche e dì difesa a cui dovevano necessariamente ispirarsi le richieste. Eppure il Governo italiano, come appare dalle domande che presentavano una soluzione imperfetta del problema nazionale, si dimostrava disposto a transigere e tentar di salvare la pace, si dimostrava persino lealmente preoccupato di cooperare con la Germania a mantener in vita la Triplice Alleanza sopprimendo, non tutte, ma almeno le principali cause della inconciliabilità italo-austriaca. Berchtold prima, Burian dopo, non provarono un solo momento la volontà sincera di arrivare a un giusto componimento. Noi l'avevamo preveduto.
Il Governo, dopo lunghi mesi di sterili trattative, di «vane discussioni», vide che, non soltanto gli interessi, ma la dignità stessa dell'Italia esigevano una determinazione logica e coraggiosa. Il trattato d'alleanza fu denunciato, e furono presi con le altre Potenze gli accordi che ci erano consigliati dalla necessità del presente e dalla sicurezza dell'avvenire. E solo quando era troppo tardi vennero dall'Austria maggiori offerte, e anche nella evidenza di risoluzioni estreme da parte dell'Italia, queste maggiori offerte non tenevano conto nè delle frontiere sicure, nè della libertà adriatica, che costituiscono i bisogni essenziali d'un paese che vuol vivere in pace e per ciò poter difendere la sua pace.
Ora non ci resta che conquistarcela con le armi questa pace veramente confortante, questa pace italica, cioè non trepidante e non vacillante. Non ci resta che difenderci - poiché, come ha ripetuto l'on. Ciccotti, la nostra è veramente una guerra di difesa - andando a cercare i ripari più saldi che la natura ci ha dati e sui quali la storia ha impresse le vestigia incancellabili del nostro diritto. Dobbiamo allargare il nostro respiro e dobbiamo anche dimostrare al mondo che la coscienza della bontà della nostra causa non si turba e non si cela quando per affermarla occorrono i grandi sacrifizi.
Il discorso dell'on. Salandra ha avuto il tono che meglio si confaceva a questo stato d'animo della nazione. Il Capo del Governo si è dimostrato anche una volta, e nell'ora capitale, l'interprete esatto della volontà italiana, con parole nobili e chiare, calde e commosse, ma senza jattanza e senza ombra di retorica truculenta. Dal suo discorso balza l'immagine d'un'Italia dalla fronte altera e serena, simile in tutto all'immagine stessa della Giustizia, che solleva la sua spada e compie il suo dovere. Il mondo consente, perchè sa che questo dovere l'Italia compie non verso se stessa soltanto, ma verso le nazioni violate, verso le nazioni aggredite, verso la civiltà di domani.
Giuseppe Verdi, 1813-2013
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