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Corriere della Sera

L'AUSTRIA-UNGHERIA DICHIARA LA GUERRA ALLA SERBIA

La guerra! Ciò che l'Europa ha cercato in tutti i modi di evitare, di allontanare per tanti anni, è oggi un fatto: quella di oggi - se qualche cosa di miracoloso non lo scongiura - è la grande guerra. Perchè è inutile illudersi: se l'Austria ha le intenzioni che ha dimostrate nella sua nota alla Serbia, e vi persiste, la lotta da essa ingaggiata non può fermarsi sul terreno serbo: si allargherà a tutto il continente europeo. Mentre scriviamo, le prime operazioni militari saranno forse cominciate. L'Europa ne è angustiata e sgomenta. Possono ancora le Grandi Potenze meno direttamente interessate alla contesa evitare l'allargamento del conflitto? A noi pare difficile che riesca: e questo lo diciamo con profonda amarezza.

L'AUSTRIA-UNGHERIA DICHIARA LA GUERRA ALLA SERBIA

Vienna, 29 Luglio 1914

 

L'ORA TRAGICA. Tutti coloro che credono negli influssi di una Divina Provvidenza, e, per fortuna nostra, sono ancora la maggioranza dell'umanità, devono invocarla perché la Russia non si muova, non intervenga colle armi ad aiutare la Serbia. Isolato il conflitto, le grandi Potenze, che in esso non hanno interesse diretto, potranno intendersi per ottenere colla indipendenza della Serbia le giuste riparazioni, le giuste guarentigie dovute all'Austria-Ungheria. La stessa Russia può sovvertire meglio la Serbia in questo momento non dichiarando la guerra, ma assistendo per qualche tempo, mentre i conciliatori si adopereranno a compiere il loro ufficio, impassibile all'aspro e ineguale duello. In certe ore terribili i veri forti sono quelli che non prorompono, nel silenzio esprimendo cose più gravi che con laminaccia. Dallo sbarco dell'Imperatore Guglielmo a Tangeri (1905), dall'annessione della Bosnia-Erzegovina (1908), da Agadir (1911), infine agli ultimi casi balcanici, la guerra europea pareva inevitabile; e tuttavia fu evitata.

 

Il sentimento della reciproca responsabilità, il terrore della catastrofe, fatale ai vinti, ma anche ai vincitori, un sensori bontà che nonostante la nostra felina umana natura, non ha perduto ogni salutare influenza, gli accorgimenti della diplomazia, operarono il miracolo di salvare la pace. E non furono estranei, quantunque non conviene esagerarne i valori, i voti dei lavoratori, dei filantropi. Due Stati dirigenti si intesero per mantenere la pace, negli ultimi tempi, e poiché hanno un'azione preponderante nella Triplice Intesa e nella Triplice Alleanza, l'Inghilterra e la Germania, riuscirono nel gloriosissimo intento. Vi è maggior gloria oggidì a collaborare per il trionfo della civiltà che per il reciproco sterminio in un macello universale! E come mai questi sani impulsi non prevarrebbero anche nell'asprissimo momento che si traversa? Gli alleati e gli amici hanno l'obbligo di ascoltare i consigli ispirati dal pubblico bene. E la stessa Austria-Ungheria deve escludere il pensiero omicida di provocare una guerra europea della quale nessuno può prevedere l'esito finale, per conquidere la Serbia. Troppe altre cose si conquiderebbero! Noi non vogliamo, non possiamo sostenere qui la tesi dell'eminente scrittore inglese, l'Angell, secondo la quale i vincitori, dopo una guerra europea, starebbero peggio dei vinti. Ma è noto che la distruzione di vite, di ricchezze, di cultura, di civiltà, quali si siano i vinti e i vincitori, abbasserebbero il livello dell'Europa, la infiacchirebbe, l'avvilirebbe a beneficio di un altro continente, dell'americano, e darebbe ansa a una futura invasione asiatica.

 

Il pensiero rifugge dalle conseguenze terribili se, per una ipotesi strana, la marina militare inglese, a mo' d'esempio, fosse battuta dalla flotta tedesca... L'Inghilterra, per vivere ed alimentarsi, non ha approvvigionamenti che per due o tre mesi. E questa volta, dopo una guerra lunga immane crudelissima, i vinti sarebbero distrutti come nazione, senza misericordia... Ora chi ha la certezza di non essere battuto dopo tanto sapiente studio degli uomini tecnici e dopo tanto strazio dei contribuenti per equilibrare le forze, per preparare la pace con l'eguaglianza delle difese e delle offese? E il solo dubbio di poter perdere ogni cosa non deve essere sufficiente a impedire una guerra europea? Abbiamo tutti l'obbligo a imparare dallo spettacolo della seconda guerra balcanica, nella quale i comuni vincitori, per spartirsi la preda, si azzuffarono tra loro ed obbligarono gli spiriti equi a riconoscere che i turchi erano i meno disumani nell'ordine civile e i meno intolleranti in quello religioso! Vi è nascosto nel fondo della coscienza di ogni popolo un patrimonio triste di odi, di rancori, di invidie ereditate da secoli, che esplode nei campi di battaglia, che attesta di quali iniquità siano ancora capaci gli uomini inferociti dagli istinti bellici.

 

E a tutte queste demoniache potenze si schiuderebbe la via perché la Serbia rifiuta all'Austria-Ungheria di consentire ad alcune domande... Gli effetti terribili non si giustificherebbero, non si assolverebbero dalla storia, non avendo alcuna proporzione con le cagioni. Per contro i quattro stati pacificatori (Inghilterra, Germania, Francia ed Italia) con relativa facilità ben potrebbero comporre anche i punti più ardui del presente dissidio. Ciò che ha ferito di più la dignità della Serbia è quella specie di controllo poliziesco che l'Austria-Ungheria avrebbe voluto esercitare nelle Commissioni miste. E certo la forma è dolente perché ferisce la sovranità dello Stato. Ma oggidì per combattere gli anarchici le polizie di tutti i paesi civili si aiutano a vicenda, riconoscono le une gli agenti delle altre, vivono, per così dire, in una comunione di difesa.

 

Ora quale peggior forma di anarchia di quella che cospira contro la vita dei capi di uno Stato, o di coloro che debbono divenire tali? E per salvare queste vite preziose, nelle quali si epiloga la pace suprema delle nazione, la polizia della Serbia non deve essa medesima invocare l'aiuto di quella dell'Austria-Ungheria? Il comune intento di preservazione politica e sociale deve curarsi e raggiungere con una forma la quale lasci illesa la sovranità di ogni Stato. Insomma, le accorte flessibilità della diplomazia europea, che sotto la guida di un vero saggio - Edoardo Grey - sono riuscite più volte in questi ultimi tempi a mantenere la pace dell'Europa, troverebbero meno difficile, meno grave la soluzione della vertenza austro-serba. Una sola cosa basta: che non si impedisca a questi quattro pacificatori di adunarsi nella speranza di riuscire. L'Austria-Ungheria può battersi con la Serbia mentre i mediatori cercano la soluzione equa; certo sarebbe meglio che da una parte e dall'altra vi fosse la tregua dell'attesa.

 

Ma il punto essenziale è che la Russia non si muova in fino a che la diplomazia delle quattro Potenze non abbia pronunciato con la massima sollecitudine il suo equo parere. La pace del mondo è nelle mani della Russia, la sua impazienza sarebbe fatale. E quantunque la soluzione presente in certi momenti par tale che la sola speranza sia quella di non sperare da alcuna legge salvezza, tuttavia, come abbiamo fatto appello alla forte rassegnazione della Russia, così il mondo civile si volge al potentissimo Imperatore di Germania perché d'accordo con l'Inghilterra aiutata dalla Francia e dall'Italia, consenta a dilatare il cuore dei popoli con un respiro di conforto e dia un po' di riposo alle nostre travagliate società. Dalle ruine di una guerra immane non fiorirebbero che tutti i frutti avvelenati dell'anarchia e delle più tristi persecuzioni. E il pentimento parrebbe allora tardivo perché il male sarebbe inespiabile.

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