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Corriere della Sera
NELLA IMMINENZA DELLA DICHIARAZIONE DI GUERRA ALL'AUSTRIA
L’esame attento del Libro Verde apre gli occhi a quegli italiani che ancora si illudevano circa l’atteggiamento dell’Austria verso il nostro Paese e mostra altresì all’evidenza che non l’Italia è venuta meno agli impegni imposti dalla Triplice Alleanza, bensì all’Austria. Il contegno dell’Austria verso l’Italia è stato sempre diffidente e ostile. Noi non abbiamo mancato mai ad alcun impegno e mai abbiamo offeso la Triplice Alleanza; chi l’ha fatto è stata l’Austria-Ungheria. I pieni poteri al Governo sono stati votati entusiasticamente anche al Senato. Si apprende intanto che l’autorità militare austriaca ha respinto i sacchi della posta italiana, ha rimosso le rotaie e tolte le comunicazioni telegrafiche e ferroviarie. Re Vittorio Emanuele III grida "Viva l'Italia" al popolo di Roma radunato sotto il Quirinale.
Roma, 19 Maggio 1915 - Edizione del mattino
L'unanimità con la quale il Senato ha concesso i pieni poteri al Governo corona, nel suo simbolo perfetto, la fusione che si è fatta in questi giorni d'ogni volontà e d'ogni cuore nella speranza unica e nell'unica mèta. Sul Senato si appuntavamo, per ciò che giustamente o ingiustamente si supponeva, i dubbi più gravi circa la divisione degli animi. Palazzo Madama era considerato uno dei campi di scissione in cui più numerosi si fossero formati i gruppi in dissenso; e sino a un certo punto ciò era vero. Era vero sino al giorno in cui la condotta del Governo fu chiara nei suoi particolari e furono chiare le cause che quella condotta avevano determinata. Appena la forza superiore delle cose, appena l'augusta necessità del destino patrio si rivelò, il Senato divenne uno spettacolo ammirabile, un esempio solenne a tutta l'Italia.
E oggi l'unanimità del Senato è l'eco d'una calma risoluzione magnanima che accoglie e rimanda pel cielo della Patria quell'inno di Mameli col quale si chiuse la seduta della Camera. «L'Italia s'è desta», l'Italia antica e nuova, l'Italia del Risorgimento, l'Italia di domani. Il Governo ha in sua mano la volontà nazionale come un'arma sola da volgere contro lo straniero. La sua potenza è quindi smisuratamente accresciuta, e con la sua potenza la sua responsabilità. A questo magnifico risultato ha cooperato senza dubbio, nelle ultime ventiquattr'ore, anche la conoscenza del Libro Verde, che per molti è stata una rivelazione e quindi una materia viva e irresistibile di persuasione. Mai documenti diplomatici hanno posto più limpidamente, in più preciso distacco, la moderazione e la lealtà delle proposte da una parte, e dall'altra il disprezzo dei diritti altrui e della capacità materiale e morale di farli valere.
Si è visto che in un periodo storico nel quale dal sovvertimento di tutto il passato prorompeva l'obbligo per ogni grande Potenza di provvedere con tutta urgenza, attraverso il caotico presente, alla orientazione del proprio avvenire, il Governo Italiano s'era dimostrato, in trattative durate parecchi mesi, disposto a risolvere appena a metà, con sacrificio di necessità e di diritti non secondarii, il problema nazionale; e il Governo austriaco, per contro, aveva riconfermato la sua inettitudine a valutare esattamente la realtà e il suo disdegno per le ragioni di un avversario, che tale era stato e rimaneva a cagione appunto dello spirito di sopraffazione e di usurpazione austriaco.
L'episodio della grave minaccia, duramente espressa, del Governo di Vienna per l'azione nostra contro la Turchia al tempo della guerra libica, e il lungo rifiuto di riconoscere nel Governo italiano il diritto di opporsi all'Austria per la sua azione nei Balcani o di esigerne gli adeguati compensi - compensi che erano per giunta le più legittime rivendicazioni - costituiscono il confronto in cui meglio si assomma la storia d'una inconciliabilità fatale. E tutta l'Italia, dalla nazione al suo Parlamento, sente oggi che questa storia è giunta a un non meno fatale epilogo; e domanda al suo Governo che l'epilogo sia pari alla propria alta e luminosa ragione e degno della propria ascensione.
Il Governo deve saper adoperare, per quanto vale - e vale immensamente - questa volontà diritta come una spada, che, come una spada, si è foggiata nella fiamma di questi giorni. Deve amministrare, nel senso più nobile della parola, la preparazione materiale e morale che oggi è in suo potere, rispondendo con la sua energia alla energia popolare che lo sprona e lo sostiene, provvedendo perchè ogni italiano, compiendo il suo dovere, si senta bene guidato e bene tutelato.
Bene tutelati, per esempio, si sentano tutti quei cittadini delle classi meno fortunate che, richiamati sotto le armi per esporre la propria vita in difesa della patria, lasciano famiglie bisognose di aiuto - d'un aiuto che è un dovere da parte dello Stato. Largheggiare con le famiglie dei richiamati sarà, pel Governo, spendere bene il danaro pubblico per la vittoria finale, poiché ad essa si dovrà arrivare con soldati che possano tendere l'animo avanti, senza ripiegarlo indietro nell'ansia della sorte che preme i cari lontani. E bene guidati devono sentirsi tutti gli italiani da un Governo in cui essi hanno pur riposta intera la loto fiducia; ben comandati, poiché non domandano che di obbedire.
Il Governo vede che cosa diventa, nelle ore storiche, questa nazione di critici e di dialettici, questa antica razza appassionata delle discussioni, così pronta di solito a dividersi e a battagliare nel contrasto delle opinioni, questo popolo in apparenza così insofferente della disciplina e cosi riluttante, sopra tutto, a quelle che si potrebbero chiamare le costrizioni meccaniche della disciplina. Diventa un solo volere, un solo gesto di abnegazione. Se ha fede, domanda soltanto che di questa fede le siano chieste quante prove occorrono, quanti sacrifici servano a fare della sua dolorante e sanguinante potenza un ponte solidamente gettato sulla riva dell'avvenire. Così il Governo lo sappia e dimostri di saperlo: «L'Italia s'è desta».
1861 - 2011: 25 Aprile 1945
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